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Il Parco della Val d' Orcia

In Toscana , nella meravigliosa  terra di Siena c'è un luogo emozionante dove la creta , modellata  dagli agenti atmosferici , ha disegnato colline  dall'aspetto lunare, calanchi e biancane : e ha ispirato celebri scrittori del passato come Dickens  o Hawtorne , o De Sade; e pittori come Dario Neri o poeti come Mario Luzi.


" Terra ambigua di un mondo misterioso, vacillante .

Guardare il mare mosso delle crete è come trovarsi davanti ad un oceano di terra ..."

Mario Luzi , I mesi della terra di siena , 1999

 

 

Su questa terra  si compongono  una  varietà di paesaggi ,di borghi , rocche e castelli , di pievi ed abbazie , di arti e tradizioni  che l'uomo ha sapientemente saputo creare e conservare in equilibrio con la natura che lo circonda .

Il " Parco Artistico, Naturale e Culturale della Val d'Orcia " mira alla conservazione di tutto questo straordinario patrimonio. Cinque i comuni che ne fanno parte: Castiglione d'Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico d'Orcia .


Arte e storia dei comuni

Castiglione d' Orcia

castiglione d'orcia Castiglione d'Orcia, ricordata fin dal 714, fu possesso degli Aldobrandeschi, poi libero      Comune dal 1252, per divenire nel Trecento possedimento senese, ed essere poi contesa tra i Salimbeni e Siena. Il centro, con le sue vecchie stradette lastricate è pittoresco soprattutto nella Piazza Il Vecchietta, dedicata a Lorenzo di Pietro (1412-1480)  detto Il Vecchietta, pittore, scultore ed architetto. Al centro della piazza, tutta in pendio,  è una bella fonte in travertino del 1618. Di fronte è il Palazzo Comunale, al cui interno è  conservato un affresco di scuola senese (Madonna con Bambino e due Santi) proveniente da Rocca d'Orcia. La passeggiata all'interno di Castiglione deve includere anche la splendida chiesa di S. Maria Maddalena, romanica e restaurata di recente. La facciata è del Duecento, l'abside è di un secolo più antica, anche il campanile è splendido.

 

Pienza
monticchiello

Pienza è un esempio raro di urbanistica rinascimentale portata a compimento. Definita di volta in volta la 'città ideale', la 'città utopia', essa rappresenta oggi concretamente una delle modalità costruttive attraverso le quali in età rinascimentale si cercò di realizzare un modello di vita e di governo 'ideale' sulla terra, elaborando un'idea di città che fosse in grado di dare risposte concrete al desiderio di convivenza civile pacifica e operosa degli uomini. Era "l'utopia della civitas" vanamente inseguita dagli uomini dell'antichità. Pienza ha attualmente due musei e un terzo sta per nascere.
La sua collocazione al centro della Val d'Orcia , rende la cittadina perfettamente in grado di documentare ancora oggi l'interesse fondamentale che l'architettura umanistica pose nel rapporto uomo-natura, anche in riferimento all'importanza che questo rapporto ebbe durante l'età classica.

montalcino

Il centro di Pienza fu completamente trasformato dal Papa Pio II nel Rinascimento. Egli progettò di trasformare il suo borgo natale in una città ideale del Rinascimento. L'architetto Bernardo Rossellino ebbe l'incarico di costruire un Duomo, un palazzo papale e un palazzo comunale; i lavori furono completati in tre anni (1459-1462).


Monticchiello ( frazione di Pienza )

monticchielloMonticchiello, già in epoca etrusca e romana fu luogo di incontro di vie che collegavano centri e comunità della zona. Conserva ancora i tratti austeri delle fortezze medievali, contrastando decisamente il quadro rinascimentale offertoci da Pienza. La robusta cinta muraria e la torre del cassero che svetta sulla collina sono i segni dell'intenso passato del borgo, baluardo del sistema difensivo della Repubblica di Siena. E' proprio con il passaggio sotto la protezione di Siena che ha inizio la storia di Monticchiello di cui, in realtà, si hanno notizie che risalgono a molto prima dell'epoca comunale, come dimostra il fatto che il suo nome vien fatto risalire alla gens romana Clelia. Dal 1200 il borgo assunse le forme attuali con le mura, il cassero e la chiesa, e si instaurarono istituzioni tipicamente comunali, tutte previste e regolamentate da Statuti in lingua volgare. Fu poi con la caduta della Repubblica senese nel 1559 che Monticchiello cadde sotto i Medici e sempre più perse il ruolo e l'importanza che aveva avuto. Nel 1777 entrò a far parte della giurisdizione comunale di Pienza. La chiesa propositurale dei Santi Leonardo e Cristoforo rimane ancora oggi a testimonianza del periodo di massimo splendore della fortezza medievale, conservando molti affreschi di scuola senese risalenti al XIV e XV secolo.

Montalcino

montalcino

 

Montalcino, dall'alto dei suoi 567 metri, domina tutta la campagna circostante, arroccato su un colle sul quale campeggia la possente Fortezza trecentesca. Nel dedalo dei vicoli, tra botteghe artigiane, piccoli caffè e rivendite di prodotti alimentari tipici (oltre al vino famosi sono il miele e i biscotti locali, detti "ossi di morto"), da vedere sono il bel Palazzo Comunale, il Palazzo Vescovile che ospita i musei di Montalcino (il diocesano, il civico e l'archeologico, con opere di importanti autori senesi del XIII-XVI secolo, tra i quali Bartalo di Fredi, il Sodoma, Bartolomeo Neroni), l'antico Crocefisso di Sant'Antimo, risalente alla metà del 1100 e le chiese di Sant'Agostino, Sant'Egidio e San Francesco tutte costruite tra il XIII e il XIV secolo, oltre al santuario della Madonna del Soccorso. Poco fuori città, presso Castelnuovo dell'Abate, nella valle dello Starcia, troviamo l'abbazia romanica di Sant'Antimo, intimo e impressionante tempio avvolto in un'atmosfera quasi fatata, fondato da Carlo Magno nel 781. Numerosi infine i castelli del territorio di Montalcino: tra tutti merita una menzione quello di Poggio alle Mura, di origine longobarda. Montalcino vive indubbiamente di molte anime. Simbolo della senesità fin da quando, nel 1555, offrì al governo repubblicano l'ultimo rifugio contro gli imperiali di Carlo V, rappresenta, di contro, anche l'estrema propaggine del suolo senese prima dei boschi maremmani e le erte amiatine e non si può tacere dell'anima enoica di Montalcino, patria di quel Brunello che è stato definito il migliore e più celebre vino italiano.

Abbazia di S. Antimo (nel comune di Montalcino)

Abbazia di S. Antimo è stata eretta nella valle formata dai poggi Castellari e D'Arna nei pressi dell'abitato di Castelnuovo dell'Abate a circa 10 chilometri da Montalcino . La sua origine si perde nella notte dei tempi quando nel 781 d.C. Carlo Magno andò a Roma in pellegrinaggio da Papa Adriano I e ricevette in regalo alcune reliquie dei Santi Sebastiano e Antimo. Durante il viaggio di ritorno scoppiò una violenta epidemia e, per ringraziare il Signore quando finì la pestilenza, fondò l'antico monastero su cui poi venne eretta l'Abbazia. Documenti antichi fanno risalire agli Abati Tao e Tanimondo l'edificazione del monastero dedito alla regola benedettina. Gli antichi Abati avevano il titolo di Conti e Consiglieri del Sacro Romano Impero ed i possedimenti e la giurisdizione dell'Abbazia raggiunge la Maremma ed il pistoiese, oltre che ovviamente il senese. Poi la lenta decadenza fino ai giorni d'oggi ed alla recente ristrutturazione a cura della popolazione locale e la gestione dei Canonici Regolari Premonstratensi. L'abbazia non è particolarmente affrescata anche se nella cripta c'è un pregevole Gesù che esce dal sepolcro tra due angeli. Molto bello è anche il Crocifisso ligneo che sovrasta l'altare maggiore.

 

San Quirico

San Quirico, è di origini etrusche che, pur in assenza di scavi sistematici, sono testimoniate dai rinvenimenti nelle zone di Vignoni e Ripa d'Orcia, di urne cinerarie ed altri oggetti facenti parte dell'arredo funebre, oggi colnservate nel Museo Archeologico di Siena.

san quirico

La prima volta che si fa esplicita menzione di San Quirico, è a proposito di una controversia  sorta nel 712 fra le diocesi di Siena e Arezzo per il possesso di alcune pievi, fra cui quella di San Quirico in Osenna. Il nome "Osenna", conservato fino al XVII secolo, si riferiva con ogni probabilità ad un corso d'acqua oggi scomparso che doveva trovarsi nelle immediate vicinanze del paese. "Osenna" è toponimo etrusco e forse preromano. A partire dall'XI secolo, sempre più frequente si incontra il nome di San Quirico in Osenna in documenti che testimoniano la crescente importanza del borgo, situato sulla Francigena o Romea che, in epoche diverse, vide il passaggio di figure rilevanti del mondo politico ed ecclesiastico europeo. Nel 1154 discese in Italia Federico I che si diresse verso Roma per ricevere la corona imperiale. Il pontefice Adriano IV attese che Federico I si avvicinasse e da Viterbo gli mandò incontro tre Cardinali . L'esercito regio si trovava accampato a San Quirico e fu qui che i messi pontifici furono accolti dal futuro imperatore. Nel 1180 i senesi estesero la loro giurisdizione su San Quirico e poco tempo dopo San Quirico divenne sede del Vicario Imperiale. Nel 1205 a San Quirico si tenne la dieta della lega toscana per trovare un'intesa, fra le varie città, circa il comportamento da tenere nei confronti di Montepulciano, che non voleva sottostare al dominio di Siena. La dieta si concluse con un nulla di fatto e furono anzi poste le premesse per il conflitto che pochi anni dopo sarebbe scoppiato fra Siena e Montepulciano. Nel 1552 San Quirico assistè impotente al passaggio delle truppe di Carlo V, guidate da Don Garzia, che fece del paese il centro per controllare e taglieggiare la val d'Orcia. Caduta la Repubblica di Siena, San Quirico passò nelle mani del marchese di Marignano e poi sotto il dominio di Cosimo dei Medici. Eretto in feudo con il titolo di marchesato dal Granduca Cosimo III fu concesso, nel 1677, al cardinale Flavio Chigi, nipote di Papa Alessandro VII.

Terme di Bagno Vignoni ( comune di S. Quirico )

bagno vignoni

Bagno Vignoni, (4,5 Km. scendendo verso sud, sulla Cassia), con la sua rarefatta atmosfera, con i vapori caldi che si sprigionano dalla grande piazza d'acque, è il vero fiore all'occhiello di San Quirico. Entrare in Bagno Vignoni è come travalicare

il muro del tempo, come immergersi in una realtà completamente avulsa dal nostro secolo, lasciando tutto alle spalle. Si respira davvero un'aria nuova, anzi antichissima. E' da lì, dove nella grande vasca nel '500 presero il bagno Santa Caterina da Siena e Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, che si può ammirare uno dei panorami più suggestivi della zona: le anse del fiume Orcia che, a tratti accogliente e rasserenante, diviene d'improvviso ostile ed inaccessibile; la severità della Rocca d'Orcia e, guardando a destra nella valle, il tenebroso profilo del Castello della Ripa. Alle spalle dell'abitato si scorge Vignoni Alto, piccolo borgo immerso e seminascosto nel verde della collina, mentre dinnanzi si erge, in posizione di dominio dell'intera Val d'Orcia, il Monte Amiata, apprezzata meta turistica di vacanze estive ed invernali, che sembra ricordare a tutti le sue minacciose origini vulcaniche.


Radicofani


radicofaniRadicofani, offre la visione indimenticabile di panorami sconfinati che dall'Amiata spaziano alla catena dell'Appennino, dai laghi di Bolsena e Trasimeno al riverbero sfumato del Tirreno. Il paese sorge alle falde di un'elevata rupe vulcanica di roccia basaitica che si erge a 896 metri sui mare, coronata dai ruderi di una imponente fortezza che per secoli dominò il valico di confine tra la Toscana e il Lazio. Di origine etrusca, come è risultato dal recente accertamento di un tempio dedicato al dio VERTUMNO nel bosco Isabella e dopo la frattura culturale prodotta dalle invasioni barbariche, Radicofani recuperò l'antico ruolo viario e strategico ad opera di Desiderio, ultimo re dei Longobardi. Nel corso dei secoli successivi Radicofani appartenne: allo Stato Pontificio, alla Repubblica di Siena, al Granducato di Toscana e al Regno d'italia dopo il plebiscito dell 860. Partendo dalla sommità della rupe si impone alla vista il castello feudale edificato in epoca Carolingia. Ampliato e fortificato dal Papa Adriano IV (1154) fu successivamente trasformato in Fortezza per ordine di Cosimo i dei Medici dai famoso architetto Baldassarre Lanci e dal 1297 al 1300 fu inaccessibile rifugio del ghibellino Ghino di Tacco le cui imprese furono celebrate dall'Alighieri (VI canto del Purgatorio) e dal Boccaccio nel Decamerone. Dopo la caduta della Repubblica di Siena il castello fu teatro di una eroica resistenza fino al tramonto del giorno 17 Agosto 1559 quando fu ammainata la gloriosa Balzana ultima bandiera della libertà comunale in Italia. La fortezza subì il definitivo abbandono nell 735 dopo il doloso incendio della polveriera.